Questo numero di 3D è dedicato per gran parte alla vicenda degli “spazzini del web”. Si tratta di chi cura, riposiziona o rielabora le identità digitali che appaiono via Internet. In pratica, di coloro che assicurano a Mario Rossi, ingegnere, che quando qualcuno digita su Google il suo nome , nelle prime 3 o 4 pagine non ci siano informazioni che lo possano danneggiare o macchiarne l'immagine privata e/o pubblica. L'ingegno e la competenza di questi webmaster e “ ingegneri reputazionali”, come si definisce qualcuno, aprono un fronte sconfinato: il revisionismo via Internet.
“Non chiamateci spazzini, siamo ingegneri reputazionali”
Uno nessuno e centomila. L’identità ai tempi del web è un complesso e multiforme capitale sociale che richiede una costante e scrupolosa manutenzione. Chi siamo, cosa facciamo, cosa pensano gli altri di noi: la nostra reputazione è continuamente in gioco, sostenuta o minacciata dallo sviluppo di quelle applicazioni che consentono agli utenti di creare i contenuti (blog, forum, chat, Youtube, Wikipedia, Facebook, Twitter, MySpace, etc…). La sopravvivenza nella rete richiede perciò posizionamento strategico, sviluppo, gestione e controllo della propria identità virtuale. Un compito fondamentale per tutti, un mestiere per qualcuno. Come per Andrea Barchiesi, ingegnere elettronico, fondatore della società milanese Reputation Manager.
“Il web non dimentica. Ma quello che posso offrire al cliente è la possibilità di una tregua: da se stessi, dal proprio passato. E l’opportunità di costruirsi un nuovo presente”. Ottavio Gramazio, trent’anni, responsabile commerciale della web agency romana Re.Crm, ci racconta il suo lavoro con una voce che tradisce un sincero amore per quello che fa.
Da un anno ha aperto una sorta di succursale della agenzia madre dedicata esclusivamente al controllo della reputazione online e della diffamazione su internet. L’ha battezzata, cavalcando l’onda mediatica, “Gli spazzini del web”. La sua non è una missione, ma, dice: “una causa personale”.